Fathi Hassan. Slavery

Personale

Fathi Hassan. Slavery

19 Luglio 2017

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28 Ottobre 2017

Si profila un atteso e significativo ritorno negli spazi della galleria AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art, che accoglie nella sua sede di Milano la mostra personale “Fathi Hassan. Slavery”. A distanza di dieci anni dalla sua ultima rassegna con la galleria — tenutasi a Napoli nel 2007 — e dopo aver esposto le proprie ricerche nei più prestigiosi palcoscenici globali, l'artista africano presenta un corpus di circa trenta opere recenti realizzate su tela, carta e legno. L'esposizione si offre come un'approfondita ricognizione sulla sua matura capacità di fondere in un'armonica sintesi formale le originarie radici nubiane, legate alla suggestiva regione compresa tra l'Egitto e il Sudan, con gli stimoli visivi e intellettuali della cultura occidentale, consacrando la sua produzione come un autentico e fertile luogo d'incontro transculturale. Riconosciuto come uno dei massimi esponenti dell'arte contemporanea africana, Fathi Hassan ha saputo inserire con forza la propria voce nel dibattito internazionale, diventando un solido punto di riferimento per le nuove generazioni del suo continente. La sua inconfondibile cifra stilistica si edifica sulla perfetta osmosi tra la scrittura concepita come segno plastico e l'immagine intesa come narrazione grafica. Questa complessa posizione di "ponte" culturale viene vissuta oggi dall'artista con un senso di profonda responsabilità etica, specialmente in un momento storico segnato dalle drammatiche dinamiche della nuova diaspora africana e dal rischio latente di inedite forme di sottomissione. La ricerca di Hassan supera tuttavia le barriere del pregiudizio attraverso una costante tensione verso l'armonia universale, evocando idealmente una dimensione in cui la grande letteratura e le suggestioni del Nilo si uniscono per innalzare l'essere umano oltre ogni confine culturale. Giunto in Italia all'inizio degli anni Ottanta, Hassan scelse di distanziarsi precocemente dall'estetica Pop allora imperante nel panorama europeo per assecondare un linguaggio radicalmente autonomo. La sua indagine ha unito la ricchissima tradizione orale della Nubia alla complessità della calligrafia mediorientale, mossa dal desiderio impellente di preservare la memoria e l'identità delle proprie origini. In un Occidente dominato dalla centralità della parola stampata, la grafia dell'artista risponde alla necessità di dare corpo visivo a un sapere antico, storicamente tramandato a voce. Dai ricami grafici e dai segni fluttuanti dell'artista emerge così una straordinaria musicalità: l'osservatore si trova dinnanzi a una vera e propria “visione di suoni”, un susseguirsi ritmico di litanie grafiche che evocano i canti tradizionali delle donne africane. Hassan riesce in questo modo a salvare dall'oblio un patrimonio immateriale immenso, fissandolo sulla superficie senza tuttavia imprigionarlo in un segno rigido o definitivo; un appuntamento culturale di rilievo assoluto, che anticipa la grande mostra antologica dedicata all'artista presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi.

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