Nata dall’esigenza profonda di rivisitare un sito archeologico di fama mondiale per metterne in luce le matrici storiche, antropologiche e universali, la mostra collettiva Progetto Pompei approda negli spazi milanesi di via Massimiano 25. Ideato da Andrea Ingenito e curato da Serena Ribaudo, il progetto rappresenta l'evoluzione di un percorso espositivo presentato in anteprima nazionale alla quinta edizione del MIA Milan Image Art Fair 2015 nella sua prima fase esclusivamente fotografica. Oggi, la rassegna amplia e matura i propri confini, andando a inglobare variegate ed eterogenee espressioni artistiche: i protagonisti sono chiamati a indagare, ciascuno secondo la propria personalissima cifra stilistica e attraverso differenti media, la memoria stratificata del luogo, la sua unicità e la sua più intima essenza. Il percorso celebra e attualizza così il valore di un'eccellenza monumentale unica, già dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997. L'incontro serrato tra la suggestione dell'antico e l'urgenza del contemporaneo si manifesta anzitutto nelle immagini visionarie di Suzanne Moxhay e Barbara Nati. Le loro fotografie imbastiscono un racconto sospeso sul passato sempre attuale di uno dei luoghi d'interesse più rappresentativi della storia dell'uomo. All'interno dei loro scatti, gli elementi pragmatici e architettonici della realtà pompeiana vengono trasposti in atmosfere oniriche, utopiche e talvolta apocalittiche. Attraverso questa sofisticata trasfigurazione visiva, scenari convenzionalmente noti si caricano di tensioni inedite, svelando paesaggi psicologici fino ad ora ignoti all'occhio umano.
Una duplice ed elegante prospettiva geometrica è quella offerta invece dai preziosi dittici del fotografo ragusano Sandro Scalia. Strutturando un rigoroso confronto visivo, Scalia cattura scorci racchiusi in due diversi punti di vista che convergono in un'unica, armonica visione d'insieme. Lo sguardo dello spettatore viene guidato in un moto simultaneo: dal basso verso l'alto, dall’azzurro del cielo al suolo soleggiato, muovendosi fluidamente dai rivestimenti parietali a quelli pavimentali per restituire la complessità e la sacralità dello spazio in un solo colpo d’occhio. La dimensione prettamente materica della mostra si manifesta infine attraverso il linguaggio scultoreo del siciliano Giacomo Rizzo. Adottando una metodologia operativa intimamente correlata alle note e drammatiche vicende storiche e vulcaniche di Pompei — e che pervade una ricerca da sempre dedita a un'attenta archeologia della natura —, lo scultore realizza ed espone per l’occasione un monumentale calco di roccia. Quest'opera si fa veicolo di una memoria fisica, plastica e tattile, capace di intrappolare l'energia del tempo. Il Progetto Pompei si configura così come l'inizio di un viaggio culturale più ampio, concepito con la prospettiva di una sempre maggiore valorizzazione del patrimonio antico attraverso successive tappe espositive nazionali e internazionali.