Evocando la straordinaria e travolgente stagione culturale che trasformò Napoli in uno dei baricentri delle avanguardie internazionali tra gli anni Settanta e Ottanta, la mostra A Pop-ular story of art si configura come il progetto collaterale ufficiale della grande retrospettiva Vetrine, dedicata ad Andy Warhol e allestita presso il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli). Quest'ultimo appuntamento, impostosi rapidamente come la mostra-evento dell'anno, ha visto la galleria AICA partecipare in veste di partner determinante per il coordinamento e il reperimento di storici capolavori provenienti sia dalla collezione della Fondazione Amelio sia da illustri raccolte private. Curata da Andrea Ingenito e accompagnata da un saggio critico di Massimo Sgroi, la collaterale in galleria traccia una vivida contro-narrazione di quel fermento che, a dispetto della piaga del terrorismo, delle dinamiche della criminalità organizzata, dell'epidemia di colera del 1973 e del violento terremoto dell'Irpinia del 1980, vide il capoluogo campano rigenerarsi attraverso le sue stesse, feconde contraddizioni. Napoli si popolò di intellettuali, storici e teorici, accogliendo giganti del calibro di Robert Rauschenberg, Joseph Beuys, Keith Haring e lo stesso Warhol, i quali trovarono nel cortocircuito tra ricchezze storiche e tradizioni popolari un'inesauribile fonte di ispirazione, trasformando la città in una caotica, irresistibile e chiassosa "nuova New York" in piena conversione Pop. Il cuore documentario dell'esposizione pulsa attraverso l'obiettivo attento, rigoroso e partecipe del celebre fotografo Bruno del Monaco, testimone d'eccezione di quell'epopea creativa. Le sue immagini in bianco e nero, permeate da una sottile e poetica nostalgia, restituiscono l'atmosfera briosa e la densità intellettuale dei vernissage, delle cene e degli incontri privati che gravitavano attorno alla mitica Modern Art Agency di Lucio Amelio, autentico polo catalizzatore dell'epoca. Tra gli scatti in mostra — alcuni dei quali esposti in contemporanea anche all'interno del percorso del PAN — emergono i ritratti fugaci e inediti di personalità leggendarie che hanno scritto la storia dell'arte contemporanea: da galleristi, critici e storici come Lia Rumma, Germano Celant, Achille Bonito Oliva, Angelo Trimarco e Ileana Sonnabend, ad autori del calibro di Jannis Kounellis, Carlo Alfano, Sandro Chia, Mimmo Jodice e Nino Longobardi.
Ad arricchire e completare questa preziosa ricognizione d'epoca si innesta una superba selezione di circa trenta capolavori firmati dai padri fondatori della Popular Art, formule visive ormai entrate in modo indelebile nel nostro bagaglio figurativo collettivo come autentiche icone dei nostri giorni. Nelle sale della galleria dialogano così i coloratissimi Flowers, le enigmatiche e ipnotiche variazioni serigrafiche di Marilyn e le storiche e vezzose Golden shoes di Andy Warhol, affiancate dagli inconfondibili omini danzanti di Keith Haring e dalle raffinate riprese d'interno di matrice fumettistica firmate da Roy Lichtenstein. Il risultato è un itinerario espositivo denso e stratificato, capace di celebrare un momento irripetibile in cui Napoli smise di essere soltanto una capitale del passato per farsi audace e rumoroso laboratorio del presente globale.