Orchestrando un dialogo profondo tra l'eredità spirituale della cultura nubiana e i codici dell'avanguardia occidentale, Fathi Hassan si afferma nel panorama internazionale come un pioniere indiscusso dell’arte contemporanea africana e transnazionale. Nato al Cairo nel 1957 da una famiglia di origini nubiane, l'artista riceve i primi stimoli visivi dallo scultore Ghaleb Khater e compie una formativa esperienza in Iraq al fianco dell'avanguardista Kazim Haidar. Nel 1979 si trasferisce in Italia grazie a una borsa di studio, frequentando la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Napoli. In questo fecondo periodo entra in contatto con la storica Galleria Lucio Amelio, confrontandosi con maestri del calibro di Joseph Beuys e Mimmo Paladino, e collaborando con il regista Mario Martone all'interno del gruppo teatrale Falsomovimento. Nel 1984 conclude gli studi accademici discutendo una tesi speculativa incentrata proprio sull'influenza dell'arte africana all'interno del Cubismo. Il linguaggio maturo di Hassan rappresenta una straordinaria sintesi espressiva, capace di far coesistere le memorie storiche della Nubia con le istanze della contemporaneità euro-americana. Sperimentando un inedito concetto di "pittura-scrittura", l'artista sviluppa una profonda ricerca in cui disegni, sculture e installazioni vengono solcati da simboli reali e grafismi inventati che traggono linfa dalla destrutturazione della calligrafia araba. Spogliata del suo immediato significato letterale, la parola si fa puro segno grafico e antropologico; un'originale produzione che ha offerto un contributo critico determinante, inserendo a pieno titolo la creatività del continente africano nel dibattito storiografico globale legato all’Arte Concettuale. La consacrazione definitiva arriva nel 1988, anno in cui Hassan assume il ruolo storico di primo artista di origine africana a partecipare alla Biennale di Venezia, invitato all'interno della prestigiosa sezione Aperto 88. La rilevanza universale e il valore museale della sua opera sono oggi testimoniati dalla presenza permanente dei suoi lavori nelle più importanti collezioni istituzionali del pianeta, tra cui figurano il British Museum e il Victoria & Albert Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York e il National Museum of African Art dello Smithsonian Institution di Washington.