Visioni oltre il Visibile | Amadio – Bonalumi – Castellani – Scheggi

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Visioni oltre il Visibile | Amadio – Bonalumi – Castellani – Scheggi

2015-09-17

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2015-10-30

Indagando gli sviluppi formali, plastici e concettuali dell'arte oggettuale, la mostra Visioni oltre il visibile si propone di tracciare una rigorosa linea di continuità che unisce le grandi intuizioni dello Spazialismo del dopoguerra alle più recenti sperimentazioni della contemporaneità. L'esposizione raccoglie circa venti opere firmate da quattro maestri indiscussi della ricerca visiva e strutturale: Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Paolo Scheggi e Giuseppe Amadio. Il progetto eredita e condivide l'intento teorico della fortunata rassegna "Percezioni Visive" svoltasi a Forte dei Marmi — alla cui realizzazione la galleria AICA ha attivamente collaborato —, configurandosi come un ideale approfondimento critico su un codice espressivo che ha ridefinito capillarmente lo statuto dell'opera d'arte moderna. Linguaggio tutt'altro che esaurito, la ricerca legata all'oggettualismo nasce all'interno della forma per concentrarsi sul modo in cui la superficie stessa, modulata da studiati giochi di luce e ombra, agisce direttamente sulla sensibilità percettiva dell'osservatore. In questo scenario, i materiali non fungono da meri supporti passivi, ma racchiudono in sé le potenzialità originarie dello sviluppo plastico dell'opera. Domando magistralmente la materia attraverso l'adozione di rigorose tecniche personali, questi artisti pervengono al definitivo abbandono della bidimensionalità — tradizionalmente intesa come luogo geometrico e bidimensionale della rappresentazione — per approdare a una nuova e rivoluzionaria visione spaziale dell'oggetto estetico. All'interno di questa rigorosa indagine formale si inseriscono con assoluta coerenza le celebri estroflessioni di Giuseppe Amadio, intese come la naturale ed evolutiva conseguenza dell'oggettualismo storico. Collocate sul confine sottile che separa e congiunge pittura e scultura, le sue opere possiedono una rinnovata dinamicità, garantita da un'attenzione estrema rivolta alle proprietà strutturali dei supporti e da una precisione tecnica millimetrica. Amadio si serve di specifiche essenze di legno, appositamente e tecnicamente flesse, combinate con spessori e lamine di acciaio inossidabile curvati a 120°, elementi che concorrono a dilatare la tela spazialmente verso l'esterno. La superficie viene poi trattata con speciali vernici al caucciù di sua stessa creazione, capaci di conferire l'elasticità necessaria a garantire un perfetto equilibrio di tensioni. Sospeso tra passato e futuro, il lavoro di Amadio rispecchia appieno la celebre intuizione critica di Piero Dorazio: "Giuseppe Amadio sta facendo la sua parte, come artista, riproponendo un concetto storico sapientemente trasformato proprio per rispettare la ormai consolidata validità di quelle ricerche che la storia dell’arte ha confermato".

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