Attraverso una selezione di circa venti opere storiche su carta, la mostra “Carte anni ‘60” ripercorre la stagione d'oro di Giosetta Fioroni, universalmente riconosciuta come una delle interpreti più significative del secondo Novecento italiano. La rassegna si focalizza sul periodo in cui l’artista esponeva presso la mitica galleria La Tartaruga di Roma, vertice assoluto della sua carriera, riallacciando al contempo il profondo legame storico con la città di Napoli, dove già nel 1968 il celebre gallerista Lucio Amelio le aveva dedicato una memorabile esposizione personale. Il fulcro del percorso espositivo gravita attorno al celebre ciclo degli Argenti, caratterizzato da volti, figure e frammenti di paesaggio delineati attraverso l'uso di una vernice industriale color alluminio. L'eccezionale rilevanza di questa specifica produzione è testimoniata dall'acquisizione di un'opera di questa serie da parte del Centre Pompidou di Parigi per la sua collezione permanente. Le immagini impresse sul bianco della carta agiscono come impronte effimere di sguardi e gesti: momenti che si fissano per un istante sulla retina dell'osservatore per rimanervi impigliati, sottraendo il soggetto all'inesorabile scorrere del tempo. In mostra si alternano prove emblematiche di questa estetica come Liberty (1968), La sorella (1969) e Aspettando Godot (1970), affiancate dalle preziose Fisionomie (1969-1970), serie già consacrata a livello internazionale in occasione della mostra dedicatale dal Drawing Center di New York nel 2013. In tutti questi lavori la dimensione temporale e psicologica è cruciale, poiché la fruizione dell'opera procede per gradi, ricalcando il lento ed enigmatico riaffiorare di ricordi incerti dalla memoria. Allontanatasi dall'Informale nei primi anni Sessanta insieme a compagni di strada della Scuola di Piazza del Popolo come Franco Angeli, Mario Schifano e Tano Festa, la Fioroni si appropria dell'immaginario metropolitano e dei mass media (Gli involucri, Estasy – Hedy Lamarr, Frammento – Ragazza a Villa R), prendendo però nettamente le distanze dalle dinamiche prettamente consumistiche della Pop Art americana. Al posto della riproduzione mimetica d'oltreoceano, l'artista proietta fotogrammi o ritagli di giornale per tradurli in una colta, manuale e lirica trascrizione pittorica densa di sensibilità europea. Emerge così il profilo di un'autrice straordinariamente poliedrica, capace di spaziare con instancabile curiosità dalla pittura alle performance, fino alla celebre produzione scultorea in ceramica avviata presso la storica bottega Gatti di Faenza.