Incrociando l’universo dei network privati e delle frequenze radiofoniche degli anni Settanta — a fianco di Renzo Arbore nell'Associazione Italiana D.J. —, Santolo De Luca (Napoli, 1960) sviluppa una sensibilità visuale precocemente sintonizzata sui mass media. Un arresto a Basilea nel 1985 per il possesso di bombolette spray luminescenti accende su di lui i riflettori della studiosa Francesca Alinovi, aprendogli le porte della scena emiliana. Qui stringe un fecondo sodalizio con Rosanna Chiessi, firmando i costumi teatrali per Corrado Costa, prima che lo Studio Oggetto di Caserta ne promuova i lavori a Londra e Madrid, attirando l'attenzione della critica spagnola con il progetto Controbando e guadagnandosi la copertina di Segno e l’invito alla mostra Italia '90 a Milano. Con l'avvento degli anni Novanta, De Luca si attesta quale baricentro della declinazione pittorica del Medialismo, il movimento teorizzato da Gabriele Perretta volto a scardinare il flusso iconico dei consumi, muovendosi in parallelo alla linea analitica di Maurizio Cattelan. Sostenuto da figure come Franz Paludetto e Roberto Vidali (che ne ospita la personale alla Juliet Room), l'artista partecipa alla Quadriennale di Roma nel 1995 e alla rassegna Luoghi a San Marino (1997) accanto a Shirin Neshat. Il salto oltreoceano si compie nel 1998 alla Annina Nosei Gallery di New York: la sua personale Spirit & Matter Speculation viene definita da Roberta Smith sul New York Times come la mostra più divertente della stagione, schiudendogli le porte del Museo d'Arte Contemporanea di Montreal nel 2000. Sebbene lo shock dell'11 settembre e la conseguente chiusura dello spazio della Nosei ne interrompano i piani statunitensi, l'artista prosegue una fortunata attività istituzionale tra Europa e Medio Oriente. Nel 2003 realizza la grande opera lenticolare La Grande liquidazione per la Metropolitana di Napoli su invito di Achille Bonito Oliva, espone al Sharjah Art Museum (2005) e sigla due importanti mostre antologiche alla Galleria Seno di Milano (2010 e 2018), storicizzate da Renato Barilli e Alice Rubbini. Questo continuo cortocircuito tra pittura e codici multimediali si riflette oggi sia nei suoi raffinati progetti editoriali — come il saggio a puntate La paura fa '90 su AArtic — sia in un'intensa attività seminariale presso diverse università italiane.