Il percorso di Robert Indiana (nato Robert Clark; New Castle, 1928 – 2018) si colloca al centro della rivoluzione artistica del secondo Novecento, definendolo come un protagonista assoluto della Pop Art americana, capace di declinare il linguaggio dei segni urbani in una potente indagine lirica e concettuale. Formatosi tra il Chicago Art Institute, il Muson/Williams/Proctor Art Institute e la Scuola d’Arte dell’Università di Edimburgo, l'artista approda a New York negli anni Cinquanta. Qui si inserisce nel nucleo originario del movimento pop accanto a Warhol, Lichtenstein e Rosenquist, distinguendosi tuttavia dai colleghi per una profonda densità di riferimenti storici, letterari e biografici incorporati nelle sue opere.
La sua ricerca trova la massima espressione in LOVE, capolavoro di risonanza planetaria custodito nei maggiori templi dell'arte mondiale come il MoMA, il Whitney e il Metropolitan Museum. A questa immagine fa eco, decenni più tardi, l'ideale seguito HOPE, svelato al Democratic National Convention del 2008 e adottato come simbolo cardine della campagna presidenziale di Barack Obama. Attraverso queste creazioni, Indiana ha costantemente intrecciato la pratica estetica all'attivismo militante, raccogliendo fondi per i diritti civili, l'educazione e la sanità. Questa urgenza politica si riflette già nei dipinti d'esordio come The Calumet e Melville (1961) — presentati nel 1962 nella sua prima personale newyorkese alla Stable Gallery di Eleanor Ward — così come nella serie dei Peace Paintings nata all'indomani dell'11 settembre. Nel 1964, su invito dell'architetto Philip Johnson per il New York State Pavilion alla Fiera Mondiale, Indiana progetta l'insegna luminosa intermittente EAT, tema sviscerato nello stesso anno anche sul grande schermo attraverso la collaborazione con Andy Warhol nell'omonimo film muto. Il definitivo sbarco sulla scena europea avviene nel 1966 con la fondamentale personale alla Galerie Schmela di Düsseldorf, occasione in cui l'artista presenta la celebre serie dei Numbers (1965), nucleo geometrico e numerico specchio di un'indagine formale che lo accompagnerà per l'intera esistenza, consolidando la sua eredità come maestro indiscusso del grafismo pop.