Marco Abbamondi, nato a Napoli nel 1974, si attesta nel panorama contemporaneo come una figura di spicco e un sensibile interprete della ricerca materico-oggettuale. Avviata la sua attività nel 1999 con tele e legni iperrealisti dedicati all'architettura e alla memoria storica partenopea, compie presto una radicale svolta estetica verso un rapporto viscerale, fisico e tattile con la superficie. Manipolando con un insaziabile istinto materico elementi primigeni come legno, cemento, sughero e pigmenti puri, l'artista elegge la fragilità dell'esistenza a tema cardine della sua poetica, plasmando forme biomorfe in una perfetta sintesi tra materia e concetto, dove il tempo e il mondo lasciano il proprio segno tangibile sulle cose. In questa stratificazione sensoriale, la durezza del cemento contrapposta alla porosità del sughero si fa metafora dell'antitesi tra l'artificio umano e l'inesorabile incedere della natura.
Questa originale cifra espressiva proietta rapidamente l'artista su una solida direttrice internazionale: dopo la precoce partecipazione nel 2005 alla Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo a Castel Sant'Elmo (curata da Achille Bonito Oliva), consolida la sua presenza all'estero esponendo a New York, Los Angeles, Houston e Tokyo, dove nel 2016 è presente al Metropolitan Art Museum. In Italia, la definitiva consacrazione critica e istituzionale è sancita da importanti progetti site-specific al Museo MADRE, al PAN e al Parco Archeologico del Pausilypon, culminando nella prestigiosa mostra personale Live (2017) negli Appartamenti Storici della Reggia di Caserta. Il fecondo sodalizio con la galleria Andrea Ingenito Contemporary Art, scandito dalla personale milanese Highlights, ne consolida infine il rilievo nel mercato odierno, arricchito dall'apertura nel 2016 del suo suggestivo art studio presso Palazzo Spinelli a Napoli, dove ha dato vita a un nuovo e vibrante ciclo di sperimentazioni. Questo atelier si configura oggi come un vero e proprio avamposto creativo, all'interno del quale la memoria storica del tessuto urbano si fonde stabilmente con le dinamiche internazionali dell'arte antropologica e ambientale.