Capace di trasporre la struttura del pensiero scientifico e l'esattezza dei codici computazionali nelle dinamiche della pittura, Gianfranco Chiavacci rappresenta una delle figure più rigorose e originali della ricerca analitico-concettuale del secondo Novecento. Dopo un esordio pittorico vicino alle correnti dell’astrattismo internazionale della metà degli anni Cinquanta, la sua vera svolta strutturale matura nel 1962. Frequentando i corsi IBM per programmatori, Chiavacci assimila i meccanismi della logica binaria, traducendoli già dal 1963 sulla superficie bidimensionale. Questa scelta, da lui teorizzata come «logica a due stati» per distinguerla nettamente da qualsiasi dualismo formale o filosofico, diviene il perno teorico e operativo di un'indagine sperimentale conclusasi solo nel 2007. L'artista rifiuta programmaticamente l'uso materiale del computer per l'esecuzione delle sue opere, privilegiando il puro processo logico-esecutivo: il suo interesse non risiede nella macchina, ma nel pensiero algoritmico che la precede e la sostiene. Fondamentale in questo percorso è il fitto e duraturo sodalizio intellettuale con il conterraneo Fernando Melani, avviato nel 1964 e interrottosi solo con la scomparsa di quest'ultimo nel 1985. Sul piano espositivo, dopo la prima personale del 1967 alla celebre Galleria Numero di Fiamma Vigo a Firenze, Chiavacci collabora attivamente con la galleria Sincron di Brescia e partecipa nel 1969 allo storico evento d’avanguardia 11 giorni di arte collettiva a Pejo ’69, al fianco di esponenti di rilievo come Hidetoshi Nagasawa. Nei primi anni Settanta avvia una fruttuosa collaborazione con il Centro Sperimentale di Ricerca Estetica di Torino, dove nel 1973 allestisce la seminale rassegna Binarietà, mentre nel 1994 la complessità della sua opera viene storicizzata a Perugia nella rilevante personale Limiti, curata da Bruno Corà. La definitiva consacrazione critica viene sancita a partire dal 2010 attraverso imponenti tappe istituzionali. Tra queste spiccano l'ampia retrospettiva Binaria, curata da Gianluca Marziani a Palazzo Collicola in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, e la mostra Fotografia Totale a Palazzo Fabroni, curata da Valerio Dehò, che mette in luce per la prima volta il valore pionieristico della sua ricerca fotografica. Scomparso nel 2011 nella sua Pistoia, Chiavacci lascia un'eredità oggi capillarmente inserita in prestigiose collezioni nazionali ed internazionali, confermandosi un maestro indiscusso dell'arte intesa come pura struttura mentale.