RENATO BARISANI

RENATO BARISANI

Napoli,

1918

- Napoli,

2011

biografia

Renato Barisani è stato una figura cardine dell'astrattismo italiano e un instancabile sperimentatore dei linguaggi visivi del Novecento. La sua rigorosa formazione accademica inizia a Napoli, dove ottiene i diplomi all'Istituto d'Arte e in Scultura all'Accademia di Belle Arti, per poi perfezionarsi all'ISIA di Monza sotto la guida di maestri come Pio Semeghini, Agnoldomenico Pica e Marino Marini. Questo background multidisciplinare gli permette di sviluppare una visione artistica aperta, capace di muoversi con naturalezza tra la tridimensionalità plastica, la pittura e le arti applicate. Nel secondo dopoguerra, Barisani diventa il motore del rinnovamento culturale nel Sud Italia. Dal 1947 al 1950 partecipa attivamente alle stagioni del "Gruppo Sud" a Napoli, per poi fondare nel 1950, insieme a Renato De Fusco, Guido Tatafiore e Antonio Venditti, il "Gruppo Napoletano Arte Concreta". Questa cellula d'avanguardia stringe da subito un legame organico con il MAC (Movimento Arte Concreta) di Milano, rassegna all'interno della quale Barisani espone in quasi tutte le mostre storiche sia in Italia che all'estero. Negli anni Sessanta la sua proiezione internazionale si consolida ulteriormente con l'adesione alla "Nuova Scuola Europea" di Losanna. La rilevanza del suo percorso è testimoniata dai costanti inviti alle maggiori manifestazioni del sistema dell'arte, tra cui le Quadriennali di Roma (1948, 1965, 1986) e le Biennali di Venezia (1962, 1972). La sua evoluzione stilistica viene celebrata in grandi tappe antologiche: la prima al Museo di Villa Pignatelli a Napoli nel 1977, seguita dalle imponenti rassegne a Castel dell'Ovo nel 2000 e al PAN (Palazzo delle Arti Napoli) nel 2008. Barisani mantiene una vitalità creativa eccezionale fino agli ultimi giorni di vita, spegnendosi a novantatré anni mentre è in corso la sua mostra dedicata al legame tra musica jazz e astrattismo a Forio d'Ischia. La complessità della sua eredità è emersa pienamente nella grande retrospettiva postuma del 2017 alla Pinacoteca di Gaeta, dove oltre duecento opere hanno documentato una ricerca eclettica estesa anche a fotogrammi, ceramiche, arazzi, mosaici e monili d'artista.

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