La galleria Andrea Ingenito Contemporary Art di Napoli è lieta di presentare la mostra COMEBACK. Il ritorno di Ronnie Cutrone e James Brown a Napoli 40 anni dopo, un progetto espositivo di grande importanza storica che si configura come una suggestiva e accurata mostra bi-personale incentrata sul dialogo e sul confronto ravvicinato. La rassegna ordina una selezione di circa quindici opere d'arte che mettono in diretta relazione la produzione di due giganti della scena artistica americana a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, la cui straordinaria presenza nella città partenopea è storicamente documentata dalle numerose e celebri mostre realizzate in passato presso la leggendaria galleria di Lucio Amelio. Sebbene caratterizzati da percorsi formali profondamente differenti, i due autori appaiono intimamente uniti dall'adesione a quella dirompente rivoluzione figurativa d'oltreoceano che vide una generazione di artisti riappropriarsi della tela, del colore e del pennello per rifondare e rivendicare la pratica pittorica tradizionale, proprio all'indomani del grande sopravvento internazionale della street art e della graffiti art. L'allestimento mira a porre in risalto questo radicale mutamento estetico che vide Cutrone e Brown agire come protagonisti assoluti del proprio tempo, testimoni diretti di una ribellione viscerale e priva di schemi accademici, capace di incanalare le urgenze sociali dell'epoca attraverso una visione dell'arte che andava ben oltre le avanguardie storicizzate, restituendo oggi al pubblico quella linfa vitale necessaria a superare le complessità del nostro tempo sotto il segno dell'arte intesa come cura. All'interno di questa densa intelaiatura concettuale, l'universo plastico di James Brown si dispiega attraverso forme primordiali, figurazioni di matrice tribale e creature biomorfe dall'aspetto elementare e quasi sfuggente, nelle quali risuona un chiaro e fecondo influsso della poetica figurativa di Jean-Michel Basquiat. La sua ricerca espressiva si estende tuttavia anche e soprattutto verso configurazioni geometriche astratte, dominate da una sapiente selezione cromatica di toni caldi e netti contrasti visivi che pongono l'osservatore in una condizione di costante e dinamica relazione con la superficie del quadro. Le sue figure, rigorosamente piatte e bidimensionali, possiedono una straordinaria forza evocativa capace di suscitare incessanti moti interni e profonde risonanze psicologiche, nate da un'ispirazione teorica che Brown ha più volte tratto direttamente dalle pagine e dalle leggi spirituali del celebre saggio di Vasilij Kandinskij, Lo spirituale nell'arte. Al polo opposto di questo asse estetico, Ronnie Cutrone sceglie un canale espressivo radicalmente differente per dar voce alla propria militanza artistica e sociale. In virtù del suo ruolo di allievo e storico assistente presso The Factory di Andy Warhol dal 1972 al 1980, il suo alfabeto visivo rivela un legame immediato, viscerale e indissolubile con il filone della Pop Art americana, corrente alla quale il pittore rimarrà fedele per l'intero arco della sua carriera. Le opere di Cutrone, caratterizzate da un impatto figurativo deliberatamente provocatorio ed evocativo, si strutturano come una costante e lucida riflessione sulle condizioni sociopolitiche del proprio paese d'origine, esplicata attraverso l'adozione dei toni forti, brillanti e sature del codice Pop. Utilizzando pochi elementi compositivi, limpidi e di immediata leggibilità, l'artista scardina ogni filtro intellettualistico per colpire direttamente l'inconscio dello spettatore, completando mirabilmente un percorso espositivo in cui l'ascetismo spirituale di Brown incontra la graffiante e coloratissima immediatezza della cultura di massa americana.