Banksy e la (post) street art

THEMATIC

Banksy e la (post) street art

2019-12-23

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2020-02-16

Il Museo PAN (Palazzo delle Arti Napoli), storico punto di riferimento per la diffusione dei linguaggi contemporanei, si prepara ad accogliere dal 23 dicembre al 16 febbraio 2020 l'importante mostra collettiva istituzionale intitolata "Banksy e la (post) street art". Questa esposizione, curata da Andrea Ingenito, rappresenta un'ampia e approfondita ricognizione dedicata al movimento artistico underground e alle sue evoluzioni globali. Il museo partenopeo torna così a misurarsi con il delicato tema dell'arte urbana, espandendo il discorso già affrontato nel 2015 con la celebre rassegna "Shepard Fairey #OBEY", che aveva consacrato la street art come espressione artistica a tutti gli effetti. Il nuovo progetto si articola come un ricco excursus composto da circa settanta opere d'arte provenienti da prestigiose collezioni private e da gallerie sia italiane che straniere, arricchito da una sala video e da una sala selfie concepite per immergere il visitatore nelle affascinanti contraddizioni e nei continui interrogativi che questa corrente estetica riserva deliberatamente allo spettatore. Il percorso espositivo si apre programmaticamente con la figura di Banksy, l'artista più discusso dello scenario attuale, la cui scelta come incipit risiede sia nella sua rilevanza globale sia nel legame profondo e sotterraneo che lo unisce alla città di Napoli. È proprio nel capoluogo campano che nel 2010 si registrarono le prime, misteriose tracce del graffitaro inglese in Italia: l'incursione urbana con il murales raffigurante l'Estasi di Santa Teresa, sfortunatamente vandalizzato, e lo straordinario stencil della Madonna con la pistola in Piazza dei Girolamini. Napoli si configura così come la culla ideale per accogliere il "Banksy-pensiero", risuonando intimamente con una cultura locale che da sempre fa dell'ironia, del disincanto e dell'irriverenza la propria identità e la propria risposta alle ingiustizie del sistema. Facendo da anello di congiunzione geometrico e tematico tra le prime sale, le opere di OBEY (Shepard Fairey) introducono il pubblico a una riflessione strettamente politica; celebre per i suoi manifesti non autorizzati diffusi capillarmente durante la campagna elettorale di Barack Obama, Fairey adotta il termine provocatorio di "obbedienza" per scardinare e denunciare i condizionamenti imposti dai mass-media, imponendosi come il profilo più politicamente impegnato del gruppo. Il discorso critico si arricchisce ulteriormente con l'esuberante e coloratissimo universo di Mr. Brainwash, autore che incarna l'evoluzione mondana del moderno street artist, capace di muoversi con disinvoltura e straordinaria popolarità all'interno dei salotti del jet-set internazionale, trasformando l'underground in un fenomeno collettivo di massa. A rappresentare la specificità del panorama italiano in questa costellazione interviene infine la ricerca di Mr. Savethewall, che si impone come una voce radicalmente fuori dal coro. L'artista recepisce gli stimoli linguistici e formali dei colleghi d'oltreoceano e d'oltremanica, rielaborandoli attraverso una personale ironia e uno spiccato spirito politico e critico; la sua pratica si distingue per l'adozione di tecniche a basso impatto ambientale che scelgono programmaticamente di preservare la pietra e le pareti urbane da danni permanenti, azzerando il rischio di deturpazione del patrimonio pubblico. L'esposizione al PAN si delinea quindi come un appuntamento culturale di eccezionale attualità, in cui la fenomenologia della strada viene musealizzata senza perdere la sua originaria forza dirompente, regalando alla stagione napoletana un'indagine unica sulle rotte della visualità contemporanea.

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