TRALLALLÀ

TRALLALLÀ

Napoli,

1968

biografia

Eletta la strada a proprio palcoscenico e laboratorio permanente, l'azione visiva di Trallallà (noto anche con lo pseudonimo di Ormai) trasforma il tessuto urbano in uno spazio di narrazione collettiva. Forte di un solido background negli studi di architettura, l'autore sviluppa fin da subito una spiccata sensibilità per la lettura critica del contesto pubblico, selezionando con cura i nodi cittadini per i suoi interventi. Il suo esordio sulla scena artistica matura nei primi anni Duemila, nel pieno dell'emergenza rifiuti campana, attraverso un'operazione dal profondo impatto sociale: l'affissione nel centro storico di sacchi della spazzatura dipinti a stencil, concepiti come un poetico e provocatorio monito civile rivolto alla comunità.

Lungi dal ricercare la visibilità dei circuiti commerciali ufficiali, la sua ricerca risponde a un'urgenza interiore di condivisione estetica, volta a restituire meraviglia e autentica interazione ai passanti. Il fulcro di questo alfabeto iconografico si condensa nella reinterpretazione sensuale della sirena Partenope, mito fondativo napoletano trasfigurato nelle sue celeberrime Ciacione. Queste figure femminili giunoniche e opulente, delineate con un tratto grafico tanto semplice quanto immediato, fanno la loro prima apparizione sulla saracinesca di via San Pietro a Majella. Da quel momento, il viaggio delle sue creature valica i confini regionali per colonizzare le pareti di Palermo, Marsiglia, Londra e New York, spingendosi fino in Brasile, Olanda, Nuova Zelanda e Israele. Caratterizzato da un approccio totalmente spontaneo e refrattario alle rigidità della progettazione accademica, Trallallà accoglie l'imprevisto e riscatta i supporti offerti dal caso: un muro scrostato, la superficie di una barca o una tavola di legno abbandonata diventano tele immediate su cui depositare il colore. Street writer nell'anima e nella pratica, l'artista agisce in costante osmosi con il territorio e i suoi abitanti, connettendo la propria urgenza espressiva alla memoria dei luoghi. In questo modo, l'autore fa idealmente germogliare, con una sensibilità contemporanea e radicata nella cultura pop, i semi espressivi che Keith Haring lasciò impressi nel tessuto profondo della città.

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