ROY LICHTENSTEIN

ROY LICHTENSTEIN

New York,

1923

- New York,

1997

bio

La vicenda estetica di Roy Lichtenstein rappresenta uno degli sguardi più lucidi rivolti alla cultura visiva del secondo Novecento. Cresciuto a Manhattan in una famiglia ebraica della media borghesia, dimostra fin da giovane un vivo interesse per il jazz, ritraendo spesso i musicisti del tempo. Nel 1943 la chiamata alle armi sul fronte europeo interrompe il suo cammino; un'esperienza che tuttavia, secondo un noto aneddoto, pone le basi per il suo futuro linguaggio quando un superiore gli commissiona l'ingrandimento di alcune vignette belliche. Congedato nel 1946, riprende gli studi all'Università dell'Ohio e allestisce la sua prima personale a Cleveland, risentendo inizialmente degli influssi del cubismo e dell'informale.

La svolta stilistica matura nel 1961 con l'adesione all'universo Pop, sancendo l'inizio della sua ascesa l'anno dopo grazie alla celebre personale a New York da Leo Castelli. Inserendo nei dipinti immagini ricalcate da personaggi iconici come Topolino, Paperino o Bugs Bunny, Lichtenstein proietta le vignette sulla tela ricalcandone i contorni con la massima fedeltà geometrica. Questo corpus si offre a una triplice chiave di lettura critica: la denuncia della banalità sociale, la dimostrazione che ogni cosa può ridursi a slogan e la tesi secondo cui la forma del messaggio prevale sul contenuto. È lo stesso artista a chiarire l'operazione, affermando che la Pop Art si caratterizza per l'uso sistematico di ciò che viene comunemente disprezzato. Sarebbe tuttavia riduttivo circoscrivere la sua ricerca ai soli fumetti. Nella sua macchina di imitazione e livellamento visivo sono rimasti intrappolati anche i grandi classici della pittura, cartoline e immagini pubblicitarie, ridotti a prodotti di consumo alla stregua di un giornalino per ragazzi. Attraverso questo raffinato processo di destrutturazione, capolavori storici e réclame commerciali vengono democraticamente posti sullo stesso identico piano formale, privati della loro aura tradizionale e rielaborati come icone seriali. Scomparso nel 1997, Lichtenstein ha così consegnato alla storia un'eredità intramontabile, azzerando definitivamente il confine tra cultura colta e comunicazione di massa.

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