Costruito sull'azzeramento sistematico del confine tra cultura colta e comunicazione di massa, il percorso visivo di Roy Lichtenstein offre uno degli sguardi più lucidi sulla cultura visiva del secondo Novecento. Cresciuto a Manhattan in una famiglia ebraica della media borghesia, dimostra presto un vivo interesse per il jazz, ritraendo i musicisti del tempo. Nel 1943 la chiamata alle armi sul fronte europeo interrompe il suo cammino; un'esperienza profetica poiché, secondo un noto aneddoto, un superiore gli commissiona l'ingrandimento di alcune vignette belliche, ponendo le basi del suo futuro stile. Congedato nel 1946, riprende gli studi all'Università dell'Ohio e allestisce la prima personale a Cleveland, risentendo inizialmente di influssi cubisti e informali.
La svolta stilistica matura nel 1961 con l'adesione all'universo Pop, sancendo l'inizio della sua ascesa l'anno dopo grazie alla celebre personale a New York da Leo Castelli. Inserendo nei dipinti immagini ricalcate da personaggi iconici come Topolino, Paperino o Bugs Bunny, l'artista proietta le vignette sulla tela ricalcandone i contorni con la massima fedeltà geometrica. Questo corpus risponde a una triplice chiave di lettura critica: denunciare la banalità sociale, dimostrare che ogni cosa può ridursi a slogan e affermare il primato della forma del messaggio sul suo stesso contenuto. È lo stesso artista a chiarire l'operazione, definendo la Pop Art come l'uso sistematico di ciò che viene comunemente disprezzato.
La sua macchina di livellamento visivo supera presto i confini dei balloon: grandi classici della pittura, cartoline e immagini pubblicitarie vengono democraticamente intrappolati e ridotti a beni di consumo. Attraverso questo raffinato processo di destrutturazione, capolavori storici e réclame commerciali vengono posti sullo stesso identico piano formale, privati della loro aura tradizionale e rielaborati come icone seriali alla stregua di un giornalino per ragazzi. Scomparso nel 1997, Lichtenstein ha così consegnato alla storia un'eredità intramontabile, capace di azzerare definitivamente il confine tra espressione elitaria e cultura di massa.