Capace di trasformare i segnali e l'alfabeto visivo della strada americana in una potente indagine lirica e concettuale, Robert Indiana occupa un posto unico e isolato nella rivoluzione artistica del secondo Novecento. Formatosi tra il Chicago Art Institute, il Muson/Williams/Proctor Art Institute e la Scuola d’Arte dell’Università di Edimburgo, l'artista approda a New York negli anni Cinquanta. Qui si inserisce nel nucleo originario del movimento pop accanto a Warhol, Lichtenstein e Rosenquist, distinguendosi tuttavia dai colleghi per una profonda densità di riferimenti storici, letterari e autobiografici che stratificano ogni sua opera.
La sua ricerca trova la massima espressione in LOVE, capolavoro di risonanza planetaria custodito nei maggiori templi dell'arte mondiale come il MoMA, il Whitney e il Metropolitan Museum. A questa immagine fa eco, decenni più tardi, l'ideale seguito HOPE, svelato al Democratic National Convention del 2008 e adottato come simbolo cardine della campagna presidenziale di Barack Obama. Attraverso queste creazioni, Indiana ha costantemente intrecciato la pratica estetica all'attivismo militante, raccogliendo fondi per i diritti civili, l'educazione e la sanità. Questa urgenza politica si riflette già nei dipinti d'esordio come The Calumet e Melville (1961) — presentati nel 1962 nella sua prima personale newyorkese alla Stable Gallery di Eleanor Ward — così come nella serie dei Peace Paintings, nata all'indomani dell'11 settembre. Nel 1964, su invito dell'architetto Philip Johnson per il New York State Pavilion alla Fiera Mondiale, Indiana progetta l'insegna luminosa intermittente EAT, tema sviscerato nello stesso anno anche sul grande schermo attraverso la collaborazione con Andy Warhol nell'omonimo film muto. Il definitivo sbarco sulla scena europea avviene nel 1966 con la fondamentale personale alla Galerie Schmela di Düsseldorf, occasione in cui l'artista presenta la celebre serie dei Numbers (1965), nucleo geometrico e numerico specchio di un'indagine formale che lo accompagnerà per l'intera esistenza, consolidando la sua eredità come maestro indiscusso del grafismo pop.