L'itinerario di Raffaele Bova (Frignano, 1946) si sviluppa lungo un binario fortemente anticonformista, dove la provocazione intellettuale e l'impegno civile guidano una ricerca in continua evoluzione. Formatosi all'Accademia di Napoli con Domenico Spinosa, avvia l'attività espositiva nel 1970. Già nel 1972 la rassegna casertana Perché l'ironia? — sostenuta da storici del calibro di Crispolti e Marchiori — ne evidenzia la vena beffarda, confermata nello stesso anno dall'audace confronto visivo della mostra Vita Morte (Miracoli) del Surrealismo: Raffaele Bova – Salvador Dalí.
A metà del decennio la sua urgenza etica si traduce in azione sul territorio: nel 1974 firma la performance ambientale Operazione CE(S2)O e co-fonda il Collettivo Lineacontinua Terra di lavoro, nodale per l'analisi sociale nel meridione. Qui Bova si distingue per un approccio dissacrante contro i meccanismi del potere e dell'economia, come nel ciclo sulla Lira; un'attitudine che culmina nel clamoroso invito alla Biennale di Venezia del 1980 (sezione curata da Ugo La Pietra) dove ricontestualizza provocatoriamente nel percorso espositivo una vera porta della toilette, intitolandola Ricordi di una porta (Duchamp non c’entra).
Gli anni Ottanta segnano un graduale riavvicinamento alla superficie pittorica, risolto attraverso una semantica lirica ricca di grafismi e simboli alfanumerici, sospesa tra realismo e astrazione. Partecipa a rassegne storiche come Immaginario Riflesso e Campania Felix ’83 al Castel dell'Ovo, prima di lanciare nel 1990 il blitz concettuale di RETROGUARD A all'Artefiera di Bologna, spostando l'attacco polemico direttamente contro il sistema del mercato dell'arte.
Questo attivismo militante e la connessione con la propria terra guidano la sua produzione più recente, focalizzata sulla denuncia contro il consumismo, la camorra e il dramma ecologico della "Terra dei Fuochi". Ne testimoniano l'urgenza l'antologica al MAC3 di Caserta (2014) e l'happening Danza dei sacchi (2016). Già docente al Liceo Artistico di Aversa, l'artista prosegue oggi la sua instancabile indagine visiva e sociale dall'atelier di San Marcellino.