Forgiata su una spiccata attitudine anticonformista e su un costante impegno civile, la ricerca di Raffaele Bova si sviluppa come un atto di provocazione intellettuale permanente, volto a scardinare le convenzioni sociali e di mercato. Formatosi all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Domenico Spinosa, l'artista avvia la propria attività espositiva nel 1970. Già nel 1972, la rassegna casertana Perché l'ironia? — sostenuta da storici dell calibro di Enrico Crispolti e Giuseppe Marchiori — ne evidenzia la caratteristica vena beffarda, confermata nello stesso anno dall'audace confronto visivo ravvisabile nella mostra Vita Morte (Miracoli) del Surrealismo: Raffaele Bova – Salvador Dalí.
A metà del decennio questa urgenza etica si traduce in militanza attiva sul territorio: nel 1974 firma l'azione performativa ambientale Operazione CE(S2)O e co-fonda il Collettivo Lineacontinua Terra di lavoro, nucleo d'avanguardia nodale per l'analisi sociale nel Mezzogiorno. In questa fase Bova si distingue per un approccio dissacrante contro i meccanismi del potere e dell'economia, come nel ciclo dedicato alla Lira. Tale attitudine culmina nel clamoroso invito alla Biennale di Venezia del 1980 nella sezione curata da Ugo La Pietra, dove l'artista ricontestualizza polemicamente nel percorso espositivo una vera porta della toilette, intitolandola Ricordi di una porta (Duchamp non c’entra).
Gli anni Ottanta segnano un graduale riavvicinamento alla superficie pittorica, risolto attraverso una semantica lirica ricca di grafismi e simboli alfanumerici, sospesa tra realismo e astrazione. In questo periodo prende parte a rassegne storiche come Immaginario Riflesso e Campania Felix ’83 al Castel dell'Ovo di Napoli, prima di lanciare nel 1990 il celebre blitz concettuale di RETROGUARD A all'Artefiera di Bologna, spostando l'attacco direttamente contro i paradossi del sistema mercantile. Questo attivismo militante guida la sua produzione più recente, focalizzata sulla denuncia contro il consumismo, la camorra e il dramma ecologico della "Terra dei Fuochi", di cui sono testimonianza l'antologica al MAC3 di Caserta (2014) e l'happening Danza dei sacchi (2016). Già docente al Liceo Artistico di Aversa, l'artista prosegue oggi la sua instancabile indagine visiva dall'atelier di San Marcellino.