Trasformando il segno grafico in un alfabeto universale e in un rito collettivo, Keith Haring ha ridefinito radicalmente i confini dell'arte pubblica e della cultura visiva del XX secolo. Trasferitosi a New York nel 1978 per frequentare la School of Visual Arts (SVA), l'artista si inserisce rapidamente in una fervida comunità alternativa estranea ai circuiti museali tradizionali, legandosi a Jean-Michel Basquiat e Kenny Scharf. Influenzato dalle teorie partecipative di Christo e dalla fusione tra arte e vita propugnata da Andy Warhol, Haring sviluppa l'idea di un'espressività dichiaratamente condivisa, trovando il proprio laboratorio d'elezione nei pannelli pubblicitari inutilizzati della metropolitana: usando il gesso bianco su carta nera, l'autore trasforma la rete sotterranea nello spazio ideale per una comunicazione immediata e diretta con i passanti. La consacrazione internazionale si consolida tra il 1980 e il 1989, un decennio scandito da fondamentali tappe espositive e istituzionali. Partecipa con Warhol alla rassegna Terrae Motus (1980) nata in risposta al terremoto dell'Irpinia, espone alla Tony Shafrazi Gallery, a Documenta 7 di Kassel e alle Biennali di San Paolo e del Whitney. Autentico pioniere della democratizzazione artistica, nel 1986 apre a Soho il celebre Pop Shop, un'estensione della sua stessa pratica volta a rendere le proprie immagini accessibili a chiunque a basso costo. Parallelamente, il suo attivismo si traduce in imponenti murales a sfondo sociale eseguiti in tutto il mondo; tra questi spiccano l'iconico manifesto visivo Crack is Wack a New York, l'intervento sul Muro di Berlino e l'opera monumentale per il centenario della Statua della Libertà, realizzata insieme a novecento bambini. Colpito dall'AIDS nel 1988, l'artista dedica gli ultimi capitoli della sua fulminea esistenza a diffondere consapevolezza sulla malattia, istituendo nel 1989 la Keith Haring Foundation a tutela dell'infanzia e delle organizzazioni per la salute. Nello stesso anno esegue sulla parete della chiesa di Sant’Antonio Abate a Pisa il suo testamento spirituale: Tuttomondo, un grande inno alla pace universale che rappresenta la sua ultima opera pubblica prima della prematura scomparsa, avvenuta nel 1990 a soli trentuno anni. Capace di collaborare con icone del calibro di Madonna, Grace Jones e Yoko Ono, interpretando temi assoluti quali la nascita, la morte e la guerra con un tratto essenziale e dirompente, Haring ha codificato un linguaggio immortale, oggi capillarmente storicizzato nei maggiori musei del pianeta.