Giuseppe Amadio, nato a Todi nel 1944, si attesta nel panorama artistico contemporaneo come una figura di spicco e un caposaldo raffinato della ricerca astratto-concettuale e della pittura oggettuale italiana. Il suo articolato percorso formativo si sviluppa inizialmente attraverso rigorosi studi tecnico-artistici, seguiti da corsi liberi di design e grafica pubblicitaria che lo conducono a operare attivamente nella cartellonistica su scala industriale e nell'arredo d'interni. Questa precoce attività interdisciplinare si rivelerà determinante nel plasmare una straordinaria padronanza dei materiali e una spiccata sensibilità verso la tridimensionalità architettonica dello spazio. Una tappa fondamentale della sua maturazione critica e intellettuale è rappresentata dall'assiduo sodalizio professionale con il grande maestro Piero Dorazio; per oltre un ventennio, infatti, Amadio collabora strettamente come tecnico di studio al fianco del celebre esponente dell'astrattismo europeo, un’esperienza d'élite che ne consolida la statura teorica e il rigore operativo.
Sul piano strettamente stilistico, la produzione di Amadio è scandita da una profonda ed evidente evoluzione linguistica. Dopo una prima stagione espressiva caratterizzata da opere ascrivibili a una poetica tipicamente materico-gestuale, l'artista compie una radicale svolta estetica, approdando a un vocabolario di chiara matrice concettuale. Il nucleo fondante della sua ricerca matura si esprime così attraverso la creazione di tele estroflesse monocrome, in cui la superficie tessile, plasmata e tesa da precise curvature interne, abbandona la tradizionale bidimensionalità per farsi corpo plastico e volume vivente. In queste opere, l’uso assoluto del monocromo esalta il gioco dinamico delle ombre e delle rifrazioni della luce, modificando continuamente la fruizione dell'osservatore a seconda dello spazio circostante. Attualmente attivo nella sua città natale di Todi, Amadio è ampiamente celebrato per aver saputo riattualizzare con rigorosa originalità la grande tradizione italiana dello Spazialismo, trasformando la tela in un manufatto visivo di straordinaria e intatta purezza geometrica.